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A volte la deduzione di un costo o la detrazione della relativa Iva possono aumentare se la spesa è considerata di rappresentanza. È il caso delle spese di vitto e alloggio documentate da fattura per le quali l'Iva è indeducibile dal reddito se non viene detratta, per scelta dell'impresa, ma è deducibile al 75%, se le spese sono di rappresentanza e se nell'anno il relativo plafond di deducibilità non è stato superato. Un altro caso riguarda la detrazione dell'Iva sull'acquisto di alimenti e bevande, possibile se si tratta di spese di rappresentanza non superiori a 25,82 euro, mentre preclusa se questi beni vengono consumati genericamente in azienda (non in mensa o tramite macchinette).

Secondo l'agenzia delle Entrate, per le prestazioni alberghiere e sulle somministrazioni di alimenti e bevande, l'Iva documentata da fattura e non detratta, per scelta dell'impresa o del professionista, è indeducibile ai fini Ires e Irap (circolari 6/E/2009 e 25/E/2010, risoluzione 84/E/2009). È il caso delle fatture registrate solo in contabilità generale, ad esempio, per risparmiare i costi di imputazione. Se le spese di vitto e alloggio sono correttamente documentate (fattura intestata al soggetto Iva, con gli eventuali dati del fruitore del servizio), quindi, la mancata detrazione dell'Iva comporta anche la sua indeducibilità dal reddito. Se queste spese sono di rappresentanza, però, l'Iva non è oggettivamente detraibile, quindi, va sommata al relativo costo, seguendone il destino. L'Iva sulle spese di rappresentanza, infatti, si può detrarre solo per gli acquisti di "beni" di costo unitario non superiore a 25,82 euro (articolo 19 bis1, comma 1, lettera h, Dpr 633/72). Quest'agevolazione non riguarda le spese di rappresentanza relative alla somministrazione di alimenti e bevande, in quanto si tratta di servizi e non di beni. Ecco che, per le imprese, in caso di capienza del plafond di congruità/deducibilità delle spese di rappresentanza (articolo 1, comma 2, decreto ministeriale 19 novembre 2008), la deduzione dell'Iva, assieme al costo per il vitto e l'alloggio, è del 75%. Per i professionisti, invece, il 75% di questi costi, comprensivi dell'Iva indetraibile, può essere dedotto se è inferiore all'1% dei compensi percepiti nel periodo d'imposta.

L'Iva sull'acquisto o sull'importazione di alimenti e bevande da parte di imprese o professionisti è detraibile solo per gli acquisti di quei beni che "formano oggetto dell'attività propria dell'impresa o di somministrazione in mense scolastiche, aziendali o interaziendali o mediante distributori automatici collocati nei locali dell'impresa"(articolo 19 bis1, comma 1, lettera f, Dpr 633/72). Si può detrarre anche l'Iva per l'acquisto di capsule/cialde, che vanno inserite manualmente negli erogatori di bevande, equiparati a quelli automatici dalla risoluzione 1° agosto 2000, n. 124/E. Al di fuori di questi casi, però, l'Iva per l'acquisto di alimenti e bevande è indetraibile, come accade, ad esempio, per gli acquisti destinati genericamente al consumo in azienda (non in mensa o tramite distributori automatici), come, ad esempio, per la pausa caffè o per festeggiare una ricorrenza aziendale.

L'indetraibilità generale dell'Iva assolta sugli acquisti di alimenti e bevande prevista dalla lettera f, articolo 19 bis1, comma 1, Dpr 633/72, però, non è applicabile agli acquisti di alimenti e bevande, di valore unitario non superiore a 25,82 euro, destinati a essere ceduti a titolo gratuito, "per i quali è da applicare, invece, la disposizione di cui alla lettera h) del medesimo articolo in materia di spese di rappresentanza" (circolare 54/E/2002, risposta 16.6). Paradossalmente, quindi, è indetraibile l'Iva per l'acquisto di alimenti e bevande da consumare genericamente in azienda (non in mensa o tramite distributori automatici), mentre se questi beni sono spese di rappresentanza e di valore pari o inferiore a 25,82 euro, l'imposta si può detrarre. (Fonte: Il Sole 24 Ore - Norme e tributi)

 

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