| CRISI - Imprese: Banca d'Italia, aumentano i fallimenti e nascono poche imprese |
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Il numero dei fallimenti aziendali avviati è salito a oltre 12.000, il 7,4% in più rispetto al 2010 che già era risultato superiore del 19,8% a quello dell'anno precedente, interessando quasi tutti i principali settori produttivi. E i dati del primo trimestre 2012 mostrano un saldo negativo di 26mila imprese, dovuto al forte aumento delle cessazioni (8,5% rispetto al trimestre corrispondente) e alla contemporanea, seppur lieve, riduzione delle iscrizioni, con gli ingressi in procedura fallimentare (oltre 3mila) aumentati del 4,2% rispetto al trimestre corrispondente. Analisi condotte sui dati dell'indagine della Banca d'Italia presso le imprese dell'industria e dei servizi privati non finanziari con almeno 20 addetti (Invind) mostrano come in tutte le recenti fasi cicliche (il periodo 2000-07 di forte sviluppo dell'economia mondiale, la recessione del 2008-09, la breve ripresa del 2010) la dinamica del valore delle vendite e le previsioni di espansione futura siano migliori per le imprese caratterizzate da un maggior orientamento ai mercati esteri, da una spiccata capacità innovativa e da cospicui investimenti in ricerca e sviluppo. Inoltre, nel 2012 le imprese prevedono una "riduzione del personale, la quarta consecutiva, più accentuata rispetto all'anno prima". Le imprese stimano un taglio degli organici dell'1,1%, "il calo, superiore a quello registrato nel 2011 (-0,2%) - si legge nell'indagine - sarebbe più accentuato nell'industria in senso stretto e tra le imprese di minori dimensioni. Il 36% delle imprese (32,6% nel 2011) prevede quest'anno un ridimensionamento del personale: di esse la metà aveva già ridotto gli organici nel 2011". |












Continuano ad aumentare i fallimenti delle imprese e si riducono le nascite. Lo rileva la relazione annuale di Banca d'Italia indicando come nel 2011 il tasso di natalità delle imprese è sceso allo 0,8%, poco al di sopra dei valori osservati nel biennio 2008-09, per effetto di una marcata riduzione delle nascite e, in misura minore, di un aumento delle cessazioni

