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impresa-edileIn un solo trimestre, 4.149 imprese emiliano-romagnole in meno. É la più ampia diminuzione nell'ultimo decennio. La flessione colpisce soprattutto il settore delle costruzioni (-1.176 imprese) e le ditte individuali (-3.878). Tengono le società di capitali (+292) e le cooperative (+90). Meno iscrizioni e più cessazioni: è così che, nel primo trimestre del 2012, si è allargata la forbice della vitalità delle imprese, tra chi sceglie di entrare sul mercato creando una nuova attività e chi, al contrario, ne è uscito.

In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni di imprese (9.657) sono nettamente diminuite, a fronte di un considerevole aumento delle cessazioni (13.547). Il tasso di natalità è risultato pari al 2,0 per cento, quello di mortalità si è attestato al 2,8 per cento. Al 31 marzo 2012 le imprese registrate sono risultate 471.911, con una diminuzione pari a 3.805 unità, -0,8 per cento rispetto alla fine del trimestre precedente. In Italia la flessione è stata dello 0,4 per cento.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge da una elaborazione dell'Unioncamere Emilia-Romagna sulla base dei dati Movimprese delle Camere di commercio. Anche per il sistema imprenditoriale regionale l'uscita dal tunnel della crisi appare distante, nonostante l'impegno di tanti imprenditori a innovare e a esportare nei mercati emergenti.

Il perdurare della crisi del settore delle costruzioni, le difficoltà dell'industria e gli effetti negativi sulla domanda interna e sui consumi si sono riflessi sulla struttura imprenditoriale regionale. I settori di attività economica che hanno maggiormente contribuito a determinare la riduzione delle imprese attive sono stati le costruzioni (-1.176 unità, -1,6 per cento), l'agricoltura, silvicoltura e pesca (-1.168 unità, -1,7 per cento), l'insieme del commercio all'ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli (-985 unità, -1,0 per cento) e le attività manifatturiere (-585 unità, -1,2 per cento). L'agricoltura è caratterizzata da una progressiva tendenza alla riduzione del numero delle imprese, un dato non necessariamente negativo se accompagnato da processi di razionalizzazione e consolidamento di quelle esistenti. Tuttavia non possono essere sottovalutate le difficoltà degli altri settori che costituiscono la base produttiva regionale e di gran parte dell'aggregato dei servizi.

 

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