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Studi di settore: la bocciatura viene dalle Pmi PDF Stampa E-mail
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Le Associazioni di categoria incontrano l’Agenzia delle Entrate

Le Pmi hanno manifestato il loro dissenso nei confronti degli studi di settore che al momento non fotografano adeguatamente la crisi economica, basandosi su dati del 2006.
Con la crisi economica, infatti, si è palesata la poca flessibilità di questo strumento, che potrebbe spingere, in qualche caso, le intenzioni di piccole imprese ed imprese artigiane a “sfidare” il fisco, non conformandosi ai livelli imposti e ritenendosi ingiustamente penalizzate.
Di questo si è parlato all’incontro del 12 febbraio scorso, tra l’Agenzia delle Entrate e le Organizzazioni dell’artigianato, del commercio e dei servizi, nel ribadire e riconoscere la necessità di garantire, proprio in riferimento all’attuale contesto economico, la validità degli studi di settore come strumento di equità e trasparenza fiscale, hanno sottolineato, come peraltro previsto dall’articolo 8 del decreto legge n. 185/2008 e evidenziato nella riunione della Commissione degli esperti del 6 novembre scorso, che la normalità economica fotografata dagli studi di settore costruita su dati del 2006, o precedenti, rappresenta un quadro economico che potrebbe divergere, talora in modo significativo, dai risultati che le imprese stanno conseguendo, a seguito della grave crisi economica e finanziaria.

Qui di seguito i passaggi che caratterizzeranno l’applicazione degli studi sul periodo d’imposta 2008 su cui l’Agenzia delle Entrate e le Organizzazioni di categoria hanno convenuto nell’incontro:
  1. Entro i primi di marzo, dovranno essere acquisiti i dati dalle fonti informative già attivate che consentiranno di intervenire sulla generalità degli studi per tenere conto dell’impatto della crisi in modo mirato e selettivo sia sui settori singolarmente considerati sia sulle diverse aree territoriali;
  2. Le informazioni che si otterranno attraverso le fonti sopra individuate saranno integrate con i dati che saranno raccolti attraverso appositi questionari, soprattutto con l’apporto delle Associazioni. Questi dati saranno utili  per consentire agli interventi sugli studi di essere i più selettivi e corretti possibili;
  3. Un primo intervento, realizzato, entro fine marzo, sulla base dei dati raccolti consentirà di mettere a disposizione dei contribuenti gli studi integrati con i correttivi necessari per tener conto della crisi e permettere, a chi lo ritenga opportuno, di adeguarsi nella prossima dichiarazione dei redditi. I soggetti congrui, naturalmente ovvero a seguito di adeguamento, che hanno indicato correttamente i dati sul modello, non potranno essere successivamente accertati a mezzo studi di settore;
  4. Ai fini dell’attività di controllo, ulteriori interventi sul sistema degli studi saranno realizzati entro il 2010, sulla base di una più ampia e precisa disponibilità di dati e delle stesse dichiarazioni acquisite per il 2008;
  5. Tutte le attività di revisione ed aggiornamento saranno effettuate nel rispetto delle normali procedure previste per gli studi di settore e, quindi, dovranno consentire la partecipazione attiva degli esperti delle Organizzazioni di categoria a cui saranno forniti adeguati elementi di valutazione per consentire di poter esprimere un parere in sede di Commissione degli esperti.

Si è convenuto, inoltre, sulla necessità:
  • che siano meglio ed ulteriormente definite  le caratteristiche dei soggetti che rientrano nel concetto di marginalità, per fornire elementi di chiarezza sia agli uffici locali delle entrate, sia ai contribuenti. E’ evidente, infatti, che specialmente in periodi  di crisi economica saranno più numerosi i soggetti che pur rimanendo in attività entreranno nella “marginalità” economica;
  • di procedere, con celerità, alla realizzazione e alla diffusione presso le associazioni di categoria dei prodotti di audit competitivo frutto dell’analisi della mole di informazioni contenute nella banca dati degli studi di settore.

L’Agenzia delle Entrate ha ribadito che in occasione dell’accertamento fiscale le Pmi possono far valere le eccezioni e le ragioni degli scostamenti rispetto a quanto indicato dagli studi di settore.

 

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