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Home ABC dell'impresa Imprenditori per vocazione o per necessità?
Imprenditori per vocazione o per necessità? PDF Stampa E-mail
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Sempre più spesso l'attività svolta in proprio è un'alternativa alla disoccupazione

Come si fa ad avviare un'impresa? Quali requisiti occorrono? Quali variabili bisogna considerare quando si avvia una nuova attività? Quali e quanti sono gli adempimenti amministrativi e fiscali richiesti?

Premesso che lavorare in proprio piuttosto che da dipendenti e crearsi uno spazio nel mondo del lavoro può essere una tradizione familiare oppure una libera scelta, troppo spesso ormai il mettersi in proprio rappresenta un'alternativa alla disoccupazione. Infatti, la mancanza di lavoro prodotta dall'attuale situazione economica colpisce soprattutto chi era precedentemente occupato (con una variazione percentuale del 27,9 per cento) e, in misura inferiore, i giovani in cerca di prima occupazione, cresciuti del 5,8 per cento. Nel 2008 il problema occupazionale, dopo un lungo periodo di stabilità, ha ricominciato a porsi con toni critici. I dati dei primi due trimestri del 2008 mostrano un aumento delle persone in cerca di occupazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari al 20,6 per cento. L’allarme viene dal Rapporto annuale Censis 2008 sulla situazione socioeconomica del paese.

A questo punto va fatta una precisazione: non è sufficiente lavorare in modo autonomo per potersi definire imprenditore. Infatti, occorre distinguere tra l'attività di impresa e l'attività di lavoro autonomo.
Se prevale l'aspetto intellettuale della prestazione ( come  per il giornalista o per il consulente aziendale) si tratterà di lavoro autonomo ( in questo caso ci si definisce professionisti), mentre se prevale l'aspetto relativo all'organizzazione di beni e servizi avente finalità economica, si tratterà di imprenditore.

La distinzione è importante non solo dal punto di vista amministrativo, civilistico e fiscale, ma anche perchè il lavoratore autonomo non è soggetto a fallimento.*

Secondo il codice civile (art.2082 c.c.),  imprenditore è colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata attraverso un complesso di beni o di persone che operano sotto la sua direzione al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi ( non rientrano nell'impresa le attività culturali, intellettuali e sportive) e priva di vincoli di subordinazione.

Essere imprenditori comporta alcuni obblighi quali l'iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, l'apertura della partita IVA, la tenuta delle scritture contabili e l'essere sottoposti, in caso di insolvenza, (ossia di incapacità di pagare i debiti), alle procedure concorsuali (fallimento e concordato).

La prima decisione del neo-imprenditore riguarda la forma giuridica che vuole dare alla propria impresa e, in particolare, se vuol essere titolare, cioè unico referente e responsabile della propria attività imprenditoriale o se vuole dividere l'attività con altre persone: nel primo caso formerà un'impresa individuale, nel secondo una società.

Si tratta di una decisione importante e difficile perchè il successo di una nuova iniziativa imprenditoriale dipende da questa e da moltissime scelte relative alla configurazione dell’attività. Tra queste oltre alla forma giuridica:
  • Capitale d'avvio
  • Requisiti per richiedere i finanziamenti
  • Scelta del tipo di attività, categorie merceologica e segmento di mercato
  • Attività di Marketing
  • Sviluppo di attività Promozionali e di Comunicazione
  • Scelta di lavorare da soli o in Franchising

Sono tutte scelte importanti ma non facili, che richiedono competenze manageriali specifiche e approfondite: la redazione di IM–Impresa Mia® vuole essere di supporto all’aspirante imprenditore che spesso non è in grado di procedere da solo perché, nella maggior parte dei casi, ogni errore si può tradurre in perdita di tempo e di soldi.


* Gli imprenditori che esercitano un'attività economica ( fatta eccezione per gli enti pubblici e per i piccoli imprenditori) sono soggetti al fallimento, al concordato preventivo e all'amministrazione controllata ( art. 1 legge fallimentare).
 

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